Il Museo, allestito in una casa patronale interamente recuperata e riportata all’antico splendore, si sviluppa su due livelli, occupando vasti ambienti dal fascino particolare, per circa 300 metri quadrati di esposizione. Storia a sè fa l’avito portico, che ospita carri, calessi, antichi attrezzi ed utensili che, nei secoli scorsi, scandivano ritmi, tempi e metodi della produzione e trasformazione delle derrate agricole, principale fonte di ricchezza di questo nostro territorio fin dai tempi dell’Impero Romano, quando delle meraviglie del luogo – allora chiamato “Balbia” – scrissero Plinio il Vecchio ed Ippia Reggino, vantando soprattutto i vini e le rare miniere di salgemma.

L’esposizione, allestita già da alcuni anni ma costantemente in crescita, è la sintesi di un accurato ed appassionato lavoro di ricerca storica e di paziente raccolta. Decine e decine di oggetti dalle forme più strane e curiose o dagli usi oggi difficilmente intuibili, tutti legati non soltanto alle attività agricole ma al più generale concetto della cultura contadina e tradizionale, quella cultura che la civiltà del benessere e del consumo – in pochi decenni – ha quasi totalmente cancellato, sia dalla memoria che dal vivere quotidiano nostro e dei più giovani.

Oggetti che dimostrano le abilità e la manualità di una volta, la sapienza nella creazione di utensili fatti da artigiani come falegnami, fabbri, calzolai, vasai, sarti ecc. Manufatti oggi ormai quasi introvabili.

Ad un folto gruppo di oggetti di proprietà famigliare, se ne aggiungono tantissimi letteralmente recuperati da discariche e magazzini, retaggio e testimonianza di un antico vivere, ma destinati all’oblio, e anche donati o messi a disposizione da privati che, spontaneamente, hanno voluto collaborare a questa operazione di salvaguardia e trasmissione della memoria alle future generazioni.

In particolare, un settore consistente ospita pezzi e documenti – recuperati dal patrimonio di famiglia e non solo – attestanti l’attività della ditta Giacobini, da cui tutto nacque, tanti anni fa. Relativamente al settore enologico, oltre ai numerosi riconoscimenti del passato attestanti l’alta qualità dei liquori, sono particolarmente rari e preziosi, tra i tanti altri oggetti, un gassogeno della fine dell’800, una antica pigiatrice d’uva in legno, un raro esempio di torchio da premitura in tecnica mista (legno e ferro) anche esso del XIX secolo.

Un altro settore della mostra è invece caratterizzato proprio dai numerosi attrezzi da lavoro di artigiani e contadini, mobili e suppellettili della casa di un tempo, ceramiche tradizionali e tanto altro ancora fino ad un raro e imponente carro da trasporto, il “TIR” di una volta!!

Il museo, oltre agli spazi per la degustazione e l’acquisto dei prodotti, mette a disposizione di Enti, Associazioni ed altri attori istituzionali e non, vari ambienti della struttura, per lo svolgimento – senza fine di lucro – di attività di promozione del territorio e delle relative iniziative culturali volte anche alla tutela ed alla diffusione della conoscenza e della conservazione delle tradizioni agroalimentari e rurali di Altomonte e dell’ampio comprensorio del Pollino – Sibaritide e Valle Crati.

Il museo è aperto tutti i giorni dalle ore 9,30 alle ore 12,30 e dalle 15,00 alle 19,00. Gradita la prenotazione per visite guidate di scolaresche e gite allo 3388790244 oppure 0981048753 o compilando il modulo sottostante.

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